Nell’estate del 2016 mi sono recata sul Lago d’Iseo nel Nord Italia per “sperimentare” l’ultima istallazione di Christo e Jeanne-Claude, “The Floating Piers”, il molo galleggiante.
Un pontile galleggiante modulabile, costituito da 220.000 cubi di polietilene ad alta densità rivestiti di tessuto color zafferano, ha dato la possibilità a me e a una massa di circa un milione e cinquecento pellegrini (affluiti nel corso dell’intera durata dell’istallazione) di attraversare il lago a piedi. In precedenza l’unica volta in cui mi era capitato di vedere il lavoro dei due artisti è stato più di trent’anni fa.

Devo confessarvi di non aver mai colto il senso dell’opera di questi artisti, che avvolgono interi edifici e monumenti (e persino un carrello per la spesa – mah! ) con tessuti sintetici, e girano per il mondo decorando con chilometri di nylon fluttuante  distese di terre deserte, fino a quando…in una rara giornata di sole nell’Ottobre del 1985 a Parigi, ho attraversato il Pont Neuf, il più antico ponte cittadino ancora in piedi, e finalmente ho capito.

A quel tempo vivevo a Parigi da tre anni e avevo attraversato il Pont Neuf decine di volte, ma di fatto non lo conoscevo ancora. Infatti non mi ero mai resa conto che il ponte fosse composto da due parti con una specie di sosta nel mezzo, e non avevo mai seguito il suo percorso che collega la riva destra e la sinistra della Senna tagliando in mezzo alla punta orientale dell’ile de la Cité, e non avevo mai notato il modo in cui abbraccia l’impressionante Place che circonda la statua di Henry IV in groppa a un vivace stallone, tantomeno mi ero mai presa il tempo di attraversare quella piazza per andare a dare una sbirciatina al Square du Vert Galant, il grazioso piccolo parco posto sulla punta estrema dell’isola. In poche parole non avevo mai prestato attenzione a tutto questo fino a quando ho avuto la possibilità di vedere il ponte nella sua interezza grazie ai 41.800 metri quadrati ( 450,000 piedi quadrati ) di stoffa che ne hanno rivestito ogni millimetro quadrato rendendolo un tutto omogeneo, e una vera meraviglia architettonica.

Per due settimane il ponte si è trasformato in un parco giochi che ha attirato tre milioni di persone, un’opera scultorea dal colore cangiante a seconda della luce del giorno, e l’ennesimo e fiero Grand Boulevard parigino su cui passeggiare.

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Io ora vivo a Roma e dal momento che la distanza dal Floating Piers è  una semplice corsa su un treno superveloce, non vedevo l’ora di andare a dare un’occhiata all’ultimo “impacchettamento” di Christo e Jeanne – Claude ( Jeanne Claude, la moglie di Christo, è morta qualche anno fa, ma i lavori dell’artista continuano a portare i nomi di entrambi). Non mi sono lasciata scappare l’occasione, nonostante i notiziari di quei giorni continuassero a mostrare enormi quantità di persone in piedi sotto al sole per oltre cinque ore al giorno in attesa di poter camminare sui tre chilometri di passerella galleggiante. Tra i miei amici, quelli che c’erano già stati mi incoraggiavano, mentre quelli che non c’erano andati mi dicevano che ero pazza a volere tentare di sfidare il caldo e le folle vocianti. Io stessa ero titubante perché i servizi televisivi sull’evento erano costellati dalle immagini di giornalisti bardati in giacche a vento svolazzanti e aggrappati a stento ai loro microfoni che riportavano la notizia di improvvisi acquazzoni dovuti al cattivo tempo. Non so se rendo l’idea!

Io però, che di recente avevo seguito un corso sul “potere degli angeli”, ho deciso di mettere alla prova gli insegnamenti ricevuti e ho chiesto a San Michele Arcangelo di liberarmi il cammino. Mi sono messa in viaggio di buon ora e sono sfrecciata a Brescia sul Frecciargento .
Fino a qui tutto bene. Da lì poi un treno locale mi avrebbe condotta a Sulzano da dove sarebbe partita la mia camminata. Come me, dozzine di altre persone erano in fila in attesa di poter salire su un treno che continuava a oziare immobile in stazione.

Quattro donne italiane mi sono passate avanti e ho imprecato contro la loro maleducazione, ma solo tra me.

Quando finalmente il treno era pronto, la polizia locale ha bloccato la fila appena dietro di me, e tra quella enorme massa di gente rimasta in piedi sono anche (miracolosamente) riuscita a trovare un posto a sedere. Fino a qui San Michele stava proprio funzionando alla grande!

Al momento di scendere dal treno ho visto che sotto c’era una marea di gente raggruppata in una serie di recinti, almeno dodici – con due o trecento persone per ciascuno. E vi posso assicurare che assistere a questa follia in televisione è ben altra cosa che vederla dal vivo!

Però sentivo che doveva esserci un’ altra via per evitare di finire nei recinti, e ho scovato un traghetto che dalla terraferma portava a Monte d’Isola, una minuscola isola  collegata alla terraferma da uno dei moli galleggianti. C’erano non più di dodici persone in attesa per un trasbordo che dura appena cinque minuti.

Una volta arrivata lì, invece di unirmi alle folle disseminate sulle rive dell’isola per tentare di raggiungere uno degli altri pontili, ho imboccato le scale che salgono in cima verso il paese, e sono arrivata niente meno che a una chiesetta del ‘600, intitolata a San Michele. Sono entrata, mi sono seduta e ho diretto lo sguardo oltre la spalla sinistra. E lui era proprio lì, con la spada in mano, che mi guardava fisso. Gli ho ammiccato, poi sono ridiscesa dalla collina, e dopo una tranquilla camminata di dieci minuti, senza code, lungo la riva ho raggiunto l’altro molo galleggiante.
Mi sarei aspettata di ricevere un qualche tipo di epifania camminando sull’acqua, ma devo ammettere di non aver provato alcun rapimento mistico. A lasciarmi a bocca è stata invece la prodezza ingegneristica dell’opera.

C’erano persone di ogni età e di diversa nazionalità intenti in una camminata pomeridiana, una passeggiata, come si dice in italiano, su un lago, cullati da una splendida catena montuosa. L’aspetto comunitario era piuttosto trascendente: in migliaia camminavamo sotto il sole cocente e il cielo limpido, tutti stranamente in silenzio o mormorando appena. Non stavamo andando da nessuna parte ma, mentre avanzavamo in successione, sembravamo tutti catturati dall’accecante giallo – arancio del tessuto che si distendeva davanti a noi e dall’enorme bolla del lago con il cielo sopra e tutt’intorno a noi. Abbiamo persino intravisto Christo, sul tetto di una barca mentre passava  per la sua ispezione quotidiana.

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Grazie a tutte queste cose il mio viaggio si è rivelato senza pari, una di quelle esperienze che capitano una volta sola nella vita. Quando sono tornata sulla terraferma a Sulzano, mi sono subito resa conto che non avrei mai raggiunto l’Airbnb che avevo prenotato su un’altra sponda del lago. Tutto il traffico nautico era stato già prenotato o cancellato. E i taxi? Be’, i tassisti dovevano essere in sciopero o si erano nascosti, perché non ne ho visto neanche uno.

Quindi sono ritornata a Brescia dove ho trovato l’ultima camera libera di un B&B; era stata prenotata da qualcuno, ma il portiere l’ha data a me. (San Michele ha lavorato fino alla fine del mio viaggio). Quindi, a tutti quelli di voi che non credono nell’invocazione agli angeli, suggerisco di provare (non è necessaria alcuna particolare affiliazione religiosa). Queste due istallazioni sono state incomparabili e non comparabili. Sono entrambe stupefacenti e particolari. La comune ingegnosità di fondo e il modo innovativo di confrontarsi con un monumento in marmo antico di quattrocento anni, in un caso, e con qualcosa di sfuggente come l’acqua, nell’altro, le rende profondamente contigue e legate tra loro.

Che dire quindi di quel mio scettico “mah” iniziale? Si è decisamente trasformato in un “ohh” di stupore e meraviglia. Una volta per tutte.

Per saperne di più sulla genesi e la tecnica di “The Floating Peers” e per rivedere il Pont Neuf e altre immagini, vai sui seguenti links:

http://www.thefloatingpiers.com/#introduction

http://christojeanneclaude.net/projects/the-pont-neuf-wrapped#.V7Bab5N9764

 

Per ulteriori informazioni sulle opere di Christo e Jeanne-Claude, visitate il link: https://www.artsy.net/artist/christo-and-jeanne-claude